Terziere di Cittanuova

tcnNella seconda metà del secolo XII, il fiorire della prima comunità massetana fu intenso e vasto richiamo per quanti aspiravano al lavoro nella miniera, nella fusione dei metalli e nell’arte muraria.

Dalle pendici di Monteregio le case andarono così espandendosi al piano contiguo al Castello, divenuto sede vescovile. Allorchè il Vescovo, insignito da Arrigo VI quale Principe Imperiale, circondò il Castello e le adiacenze di poderose mura e costruì la Chiesa di San Pietro all’Orto, gli edifici aumentarono e si abbellirono.

Il Terziere di Cittanuova sorse in un assetto urbanistico razionale e rettilineo e sulla sommità del colle si elevò la Torre del Candeliere, simbolo del nascente Libero Comune. Gli uomini del Terziere, dai bastioni delle mura e dalle torri del Falcone, di Porta San Pietro, del Capezzuolo, difesero fino all’ultimo sangue le autonimie comunali, come fa fede il loro motto “Sanguis Eius Libertatis Presidium”.

Fra le famiglie di più alto rango si annoverano i Longanelli, gli Scolari, i Manganelli, i Beccucci, dei quali, si ricordano i due monaci del Cenobio di Sant’Agostino, entrambi di nome Michele, distintisi per virtù, dottrina ed eloquenza, ed Agnolo che lasciò allo Spedale di Sant’Andrea l’intero suo patrimonio.

Cittanuova può designarsi il Terziere dei minatori. Lo conferma nella Chiesa di Sant’Agostino dove è presente la Cappella di Santa Lucia, Patrona degli Argentieri. Le abitazioni, quasi tutte a schiera e con fondo al piano terra, sono caratterizzate da finestre semplici, da porte di ingresso piccole e dalla quasi totale assenza di elementi di decoro esterni.

Chiesa e convento di San Pietro all’Orto – Sede del Terziere
Recenti studi hanno modificato la tradizionale datazione dell’edificio (1197), collocandola invece circa cinquanta anni dopo. In questo modo la costruzione della imponente struttura risulta voluta dal nascente Libero Comune ed esprime simbolicamente la volontà di affermare un potere autonomo e distinto da quello ecclesiastico. La chiesa era a navata unica, con tetto a capriate ed arconi di sostegno, e svolse le funzioni di cattedrale fino alla costruzione del Duomo. Verso la fine del XII secolo l’edificio passò agli Agostiniani che vi realizzarono un convento. Tale funzione fu mantenuta fino alla seconda metà del XIX secolo, quando l’edificio, passato al Comune, ospitò le scuole materne ed elementari. Oltre al Museo di Arte Sacra, alla Collezione Martini ed al Museo degli Organi Meccanici Antichi, il complesso ospita attualmente la suggestiva sede del Terziere dove, insieme ai drappi delle vittorie nel Balestro, sono visibili alcuni pregevoli affreschi di scuola senese del XIV secolo.

Chiesa e chiostro di Sant’Agostino
La Prima pietra di questa importante opera di architettura fu posata nel marzo del 1299 dal Vescovo Ugurgieri. Una grande navata con sei arconi a sesto acuto costituisce l’importante e arioso interno, illuminato da quattro grandi finestre ogivali e da un oculo circolare che sovrasta l’elegante portale a modico strombo. La parte terminale è racchiusa da due belle cappelle rettangolari, laterali al coro poligonale. Assai più tardi, nel 1348, ad opera dei maestri di pietra senesi Stefano di Meo e Gualtiero di maestro Sozzo, presero corpo la cappella di S. Lucia e l’imponente abside. Da notare il consistente lavoro di restauro riguardante le vetrate, i mosaici, gli archi, il pavimento e gran parte dei dipinti che, ad opera degli architetti Ciaramelli e Urbani, fu completato nel 1967. Adiacente al lato sinistro di S. Agostino è visitabile il Chiostro colonnato, ritornato al suo suggestivo aspetto con il restauro del 1974 ed attribuito al maestro Apelle romano, come testimonia la scritta nel capitello recentemente ritrovato. Il campanile fu costruito nel 1627 sopra la precedente torre, detta del Capezzuolo.

Castello di Monteregio e Fortezza dei Senesi (Cassero)
Una teoria di solide mura di rafforzamento munita di ballatoi, sostenuta da una doppia linea di archetti, con un’alta torre merlata ed altre torri minori. Il Fortilizio che occupa tutto lo spazio fiancheggiato dal rialto del poggio a cavaliere di Massa, si collega con le mura di cinta e con altre fortificazioni dei Massetani. Le mura di conci e filaretti, a due branche, in gran parte presenti, si snodavano dal forte di Monte Regio alla Porta di Valle Aspra. Il Fortilizio fu eretto dai Senesi nel 1337-1338 dopo la sottomissione della Repubblica di Massa a Siena. Vi furono messi a guardia sessanta soldati comandati da un Castellano dell’Ordine dei Nove. Nel secolo XVI la costruzione venne armata d’artiglieria, fino alla metà del ’700. Si ritiene che ne fosse architetto Agostino di Giovanni Senese, morto nel 1350, ma il Petrocchi ne attribuisce il disegno ad Angiolo di Ventura, che aveva già disegnato nel 1325 la Torre del Mangia del Palazzo Comunale di Siena e che è qualificato, nei documenti, come il “maestro operaio per erigere le Fortezze di Massa”. Da un’ampia corte, all’interno, si dirama una galleria che scende verso Cittavecchia e da molti ritenuta sviluppata fino alla campagna di Massa. La Fortezza Senese venne unita alla torre della precedente Fortezza dei Massetani da un maestoso arco.

Torre del Candeliere
Costruzione massiccia, detta anche Torre dell’Orologio, è stata per anni la più alta della Città, oggi demolita di un terzo. Edificata nel 1228 sotto il Podestà Felice Malabarba di Pisa, come si rileva da iscrizione che si trova sotto l’orologio, il monumento reca sull’angolo di destra una pietra con incise due rozze teste umane, un pesce ed un collo d’oca col resto di una iscrizione (Umberto Faselus Jud Mello Sas…) riportante certamente nomi di autorità in carica a Massa in epoca della costruzione. La Torre misura 24 metri di altezza e 11 metri di lato. Nel 1443 vi fu collocato l’orologio e nella parte superiore si può ammirare un piccolo campanile a vela destinato alla campana municipale (campanone) che per la prima volta vi fu posta nel 1413, fusa da Luca di Bandi da Cortona. Recenti restauri per la sicurezza l’hanno resa agibile per la visita dei turisti. La Torre è unita al fortilizio da un arco ardito e snello edificato quale viadotto per la guarnigione del presidio.

Palazzetto delle Armi
Opera di Jacopo, maestro lombardo, il Palazzetto, il cui robusto impianto romanico ha subito cospicue trasformazioni, è caratterizzato da un doppio ordine di finestre e da un loggiato al piano terra con archi a tutto sesto. Unico ornamento le cornici a livello dei davanzali e delle imposte degli archi. Nella geografia sociale della città di Massa, sia nel periodo in cui fu libero comune (tra il 1225 e il 1335) che durante il dominio senese e poi fiorentino, il Palazzetto era l’Arsenale Civico, ovvero il luogo dove il Camerario, il responsabile dell’arsenale, distribuiva le balestre ai cittadini in caso di allarme. Un palazzo significativo, tanto più in un epoca in cui la sopravvivenza dipendeva dall’essere forti, coraggiosi e addestrati all’uso delle armi, pratica in cui i massetani non furono secondi a nessuno, avendo appreso fin dalle prime due Crociate, forse dai Pisani, l’uso della balestra e avendone migliorata la tecnologia grazie alla loro antica esperienza nella lavorazione dei metalli. Il Palazzo è sede del Museo di Arte e Storia delle Miniere.

Antico Frantoio
Ubicato al piano terreno di un antico edificio in via Populonia, il locale dell’Antico Frantoio è un pezzo intatto di civiltà contadina ed una testimonianza perfetta di antichi modi di vita. La sua costruzione risale con buona probabilità alla fine del ’700, mentre la piena attività nel ciclo della lavorazione dell’olio e nella vendita di prodotti agricoli affini termina con la metà del nostro secolo. Dal 1990, grazie alla disinteressata disponibilità dei proprietari, il frantoio è aperto al pubblico. Di particolare rilevanza storico-tecnologica, per la completezza dell’apparato lavorativo, il frantoio colpisce per la rilevanza scenografica della grande ruota motrice sul cui asse è innestata una lunga leva alla quale veniva aggiogato il mulo.